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Alleanza tra Cgil e Confcommercio: «La Regione usa male i fondi europei»

Dove andiamo e cosa facciamo? Un vecchio slogan Sessantottino che è tornato di attualità ieri mattina perché, non c’è stata solo una pioggia di dati alla Cgil, ma sul banco a parlare di tematiche relative al lavoro e allo sviluppo sono stati chiamati Salvatore Giordano (direttore Confindustria), Amerigo Varotti come direttore provinciale di Confcommercio, Walter Cerfeda presidente della Cgil Marche ed ex esponente nazionale sindacato; Anna Maria Ponzellini docente alla Bicocca e Mario Giovanacci dirigente della provincia di Trento che collabora, assieme alla Ponzellini, con la Cgil locale e l’università di Urbino, sui temi del lavoro. Per finire anche Roberto Ghiselli segretario regionale della Cgil regionale. In prima fila anche il presidente della Camera di Commercio Alberto Drudi.
Un alternarsi di voci che hanno preso vigore dopo una lunga relazione di un ricercatore fanese, Corrado Pacassoni, sui dati riguardanti lo’economia provinciale. «Perché il Pesarese va così male? – ha detto Corrado Pacassoni – perché molte produzioni di punta erano e sono a basso valore aggiunto e quindi sono state messe in crisi dai manufatti che arrivano dai paesi emergenti, produzioni che potevano contare su un costo della manodopera molto più basso. A fare il resto ci ha pensato la crisi del mercato interno. Poi occorre aggiungere che la capacità finanziaria delle imprese è molto più bassa sia rispetto al dato regionale che nazionale».
Su questa piattaforma si è poi aperta la tavola rotonda. Molte lamentele si sono elevate soprattutto nei confronti della politica regionale, per l’uso dei fondi europei, fattore questo rimarcato da Amerigo Varotti che ha chiesto più investimenti nei confronti dell’unico settore che tira, e cioè il turismo «perché non ha senso dare 6 milioni al settore del mobile e mezzo al turismo per tutta la regione quando questo comparto produce lavoro e occupazione attraverso nuove imprese. Noi dobbiamo vendere la bellezza e il territorio».
Varotti ha poi attaccato Confindustria e il presidente del Consiglio per quello che riguarda i rinnovi dei contratti collettivi “perché noi siamo contrari al modello Fiat e siamo per la concertazione”. Un po’ sulla stessa linea Roberto Ghiselli che ha posto l’accento sui finanziamenti che arrivano dall’Europa: “Si deve puntare sull’innovazione, sul design, sulla ricerca e poi si vanno a finanziare nell’ambito del calzaturiero i campionari delle scarpe per le fiere. Dov’è la ricerca e l’innovazione?” Un Ghiselli che ha poi aggiunto, scherzando, di condividere buona parte dei discorsi fatti da Varotti: “E la cosa mi preoccupa”.
Salvatore Giordano come rappresentante degli industriali della provincia ha invece puntato “sullo sviluppo delle eccellenze che devono fungere da traino per le altre imprese del territorio”. Il direttore degli industriali ha poi punto sul mondo di internet “che permette anche ad aziende piccole ma con prodotti di nicchia, di avere una piattaforma globale. Perché questa è la nuova democrazia del mercato per cui occorre puntare su uomini di valore, premiando le competenze”. Ha quindi aggiunto Giordano che gli imprenditori sono penalizzati “da un paese che è ancora barocco, imbrigliato e complicato dalla burocrazia. Tutto ciò comporta che la produttiva di sistema è 17 punti sotto la media dei paesi europei ed il costo del lavoro è di 20 punti superiore. A condizioni uguali gli imprenditori italiani sarebbero imbattibili”.
Quindi con Anna Maria Ponzellini e con Mario Giovanacci il dibattito si è allargato al mondo del lavoro, alle contrattazioni e al welfare che sono al centro di un tavolo messo in piedi dalla Cgil locale. “Problemi all’interno di un territorio che attraverso le dinamiche demografiche fa capire che sta diventando sempre meno attrattivo per famiglie e imprese”.

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