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Il gelato delle meraviglie ... da Alice a Pesaro

Ricerca, tradizione, biologico, km0: chi dice che per trovare tutto questo occorra andare lontano?! Dietro l’angolo, o meglio in Viale Trieste, si trova una realtà davvero unica e all’avanguardia, che ha fatto dei capisaldi di Expo 2015 il suo credo, anzi nè un precursore, e ha scelto come filosofia la massima genuinità e naturalità delle materie prime nel rispetto dell’ambiente, della salute, della natura.
“Alice il gelato delle Meraviglie” è un’attività voluta con ferma passione da una famiglia intera, dove Fabrizio ne è la guida, ma non solo, è l’uomo che con coraggio imprenditoriale ha scelto il suo lavoro non tradendo mai la idea primigenia: cercare l’eccellenza della materia prima, trasformarla in un gelato che mantenga le proprietà, i sapori, i gusti e le sue radici!
Buongiorno Fabrizio, quando è nata la tua attività nel lungomare di Pesaro? Ci racconti l’aneddoto nella scelta di questa insegna magica “Alice il Gelato delle Meraviglie”?
L’idea di questa attività è nata 4-5 anni fa. Io sono un ex bancario stanco del mondo delle banche e, quasi per gioco, ho fatto un corso insieme ad altri due ex bancari. Qui ho notato che mi veniva tutto molto bene, quindi mi sono buttato in questo mondo che fino ad allora avevo sempre apprezzato, ma solo da consumatore. In gelateria la matematica è fondamentale e, da bancario, mi riusciva bene. Inoltre quella di mia moglie è una famiglia di ex gelatai, quindi, anche in accordo con lei, è nato questo progetto il cui nome é stato pensato dopo la nascita di mia figlia, che appunto si chiama Alice. Con tanta forza di volontà abbiamo iniziato questa avventura e abbiamo dedicato tutti tante ore di duro lavoro e di ricerca, ogni giorno. Qui siamo in tanti, ci lavorano le nostre due famiglie e non ce la faremmo senza ognuno di loro.
La vostra filosofia è l’utilizzo di prodotti bio e in gran parte locali: quanto è importante per una gelateria come la tua la scelta della materia prima d’eccellenza?
La materia prima è tutto. La ricerca dei prodotti è fondamentale e lo dico perché purtroppo ormai si sente troppo spesso parlare di gelato “naturale” e “artigianale”, ma la parola “artigianale” ormai è troppo inflazionata e la usa chiunque. Noi abbiamo investito tantissimi soldi nella formazione, abbiamo chiamato parecchi maestri gelatieri da tutta Italia per insegnarci nel minor tempo possibile come fare il gelato, e lì abbiamo capito che se volevamo fare la differenza non dovevamo usare aromi, ma prodotti veri e prodotti locali, perché c’è bisogno di toccare con mano il prodotto e la qualità, non bastano le schede tecniche. Io vado a trovare i nostri fornitori, ci parlo, vedo come lavorano, l’amore che ci mettono, e mi fido di loro. Ho oltre 40 fornitori, mentre di solito una gelateria ne ha 2 o 3 massimo. Noi non badiamo al costo della materia prima, né trattiamo il prezzo dei prodotti, l’importante è che siano di qualità.
Come nasce l’idea di ciascuna ricette in un mix di tipicità e innovazione?
Alcune ricette sono pure, ovvero, ci sono alcuni gusti che non vengono variegati con altri, perché sono talmente che perderebbero il loro significato: pensate al caffè, lo prendiamo in una torrefazione di Bologna che fa torrefazione ogni 2-3 settimane, dunque nulla di industriale, ma sempre fresco per recuperare il vero aroma, ecco dov’è la differenza. Accanto a vari gusti puri abbiamo anche una serie di gusti combinati. Le novità di quest’anno sono “Brucaliffo” (cremino al pistacchio con stracciatella di cioccolato bianco) e “Alice” (cremino alla nocciola con salsa di cioccolato e nocciole caramellate). Per quest’ultimo ci abbiamo lavorato 4 anni, essendo il gusto rappresentativo della gelateria, doveva venire perfetto e solo tanta ricerca ci ha permesso di realizzarlo così com’é. Siamo partiti con 18 gusti fissi e ora siamo arrivati a 30. Ad esempio, il “caramello al sale rosa dell’Himalaya” è stato fatto per scherzo ma non riusciamo più a toglierlo! Inoltre ogni settimana inseriamo un gusto light, creato appositamente per diabetici (a rotazione ci sono nocciola, pistacchio, mandorla), ma con lo stesso sapore dei gusti normali.
Quanta difficoltà si trova nel recuperare il prodotto tipico non trattato e quali doti ha un gelato a km0?
E’ veramente molto difficile. Se non avessimo l’aiuto delle nostre famiglie saremmo fortemente in difficoltà. Dobbiamo gestire gli ordini con estrema attenzione, calibrare bene le quantità, perché siamo piccoli ma abbiamo consumi talmente elevati che riusciamo a smaltire in fretta gli ordini che facciamo. Per i gusti più semplici come nocciola e cioccolato c’è una ricerca continua per la materia prima d’eccellenza, ma ormai abbiamo trovato due fornitori al top. La nostra scelta è quella di non passare tramite la grande distribuzione né tramite le aziende di semi-lavorati. L’85% dei prodotti che utilizziamo deriva da aziende agricole artigianali. Il costo è certamente maggiore, ma la qualità è eccellente. Ad esempio facciamo venire giù appositamente per noi da Belluno uno yogurt speciale. Inoltre i gusti indicati con la scritta blu sono fatti con acqua Lauretana, mentre molte gelaterie usano l’acqua del rubinetto. Sembra un’inezia, ma non lo è: cambia il residuo fisso e cambia proprio il sapore di alcuni gusti, come il limone.
Quali eventi organizzati a Pesaro funzionano e portano movimento nelle attività e favoriscono la crescita del turismo pesarese?
Tutti gli eventi che portano turismo e gente a noi commercianti piacciono. Gli eventi sportivi portano tanto movimento e riempiono Pesaro di turisti; altri eventi, tipo la “festa d’estate” o il “festival del gelato” (che ci sarà a fine maggio alla Palla) hanno un bacino di utenza più provinciale, ma comunque portano movimento e fanno contenti noi commercianti. Il problema è che non c'è concertazione con il Comune, non siamo portati a conoscenza degli eventi che vengono organizzati, c’è mancanza di comunicazione e questo ci fa trovare impreparati. Siamo contrari alla “notte rosa”, perché se deve essere (come è già stata in passato) solo un’occasione per portare gente ubriaca, il viale non è il posto giusto; mentre sono gli eventi per il turismo famigliare quelli che a Pesaro funzionano e ci piacciono, come funziona molto la “mezzanotte bianca dei bambini”, ma ci dispiace molto che non la facciano arrivare fino a viale Trieste.
Come avviene il tuo incontro con la Confcommercio di Pesaro?
E’ avvenuto tanti anni fa. L’attività vera e propria è nata in Confcommercio, tutte le pratiche per l’apertura sono state fatte lì, anzi, sin da quando lavoravo in banca frequentavo la Confcommercio e mi sono sempre trovato bene.
Dulcis in fundo… Quanta forza e coraggio serviranno alla gelateria Alice per affrontare una nuova stagione estiva e deliziare i palati di pesaresi e turisti?
Ci vogliono tanta forza e tanto coraggio; andiamo avanti senza pensare ai vari problemi che ci sono. Ciò che ci aiuta è parlare con la nostra clientela, sentire i complimenti anche dei turisti ci ripaga di tutta la fatica e il lavoro che facciamo. Tra un paio di settimane verrà presentata una novità, una sorpresa per tutti i nostri clienti: saremo i primi ed unici in Italia a farla.
Avete intenzione di “allargare i vostri orizzonti”?
Noi vogliamo mantenere questa qualità, anzi, se possibile aumentarla, ma se ci allargassimo e aprissimo altre filiali, dovremmo decrescere la qualità e scendere a compromessi. Non voglio farlo. E in sinergia con tutta la famiglia abbiamo deciso di non fare franchising (come ci è stato da più parti proposto): le ricette sono solo nostre e non ci serviamo di nessuna azienda di semi-lavorati. Ci vuole coraggio anche per riuscire a continuare su questa linea, ma è la nostra scelta e la nostra forza.
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