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Locali tra multe e burocrazia fa discutere il giro di vite

Il giro di vite dell’Ispettorato del lavoro sulle norme della video sorveglianza per locali pubblici fa discutere. E i 12 mila euro di multa al Cozzamara sembrano non essere un caso isolato. Al Cozzamara è stata contestata l’omessa informativa sul responsabile del trattamento delle immagini. In sostanza il nome deve essere reso noto sul cartello con il simbolo della videocamera. Spiega Alessandro Di Domenico, consulente tecnico di sicurezza sui luoghi di lavoro, con dieci anni di consiglio comunale alle spalle tra le file del Ccd e prima Pdl poi: «Ci sono normative a cui le aziende devono attenersi e che, nel caso del Cozzamara, sono state espletate e vidimate. Ora ci sono 60 giorni per il ricorso, ma credo che esistono possibilità di aprire un dialogo costruttivo con l’Ispettorato del Lavoro». Ma, l’incongruenza tra ciò che è utile fare per la sicurezza e il complesso sistema normativo che concede l’utilizzo di sistemi che possano ledere la privacy è abbastanza evidente: «Prefettura, forze dell’ordine, amministratori – sottolinea Marco Arzeni segretario Federazione Pubblici Esercizi – auspicano che vengano installate videocamere come deterrente alla criminalità; ma per avere il permesso dalla Direzione del Lavoro bisogna fare una domanda con la planimetria dei locali, posizioni di telecamere, monitor e videoregistratore, destinazione d’uso dei locali e postazioni dii lavoro, relazioni tecniche su impianto, gestione della doppia password di accesso alle immagini, verbale di designazione da parte dei lavoratori del rappresentante, lettere d’incarico del rappresentante dei lavoratori, dichiarazione del titolare che attesta che non saranno installate telecamere in luoghi riservati ai lavoratori. Tutti noi vogliamo il rispetto delle regole ma siamo contrari a norme che rendono gli operatori burocrati della propria azienda e succubi di sanzioni esorbitanti».
«Ci rivolgiamo – aggiunge Amerigo Varotti (Confcommercio)- al prefetto ma segnaleremo il caso e il silenzio che caratterizza l’attività di controllo sull’abusivismo imperante ai ministeri del Lavoro e dell’Interno e ai Carabinieri». Infine per Alessandro Bettini, consigliere comunale di Forza Italia «l’ottusità delle burocrazia porta a situazioni assurde come quella di un noto panificatore , vigile del fuoco ausiliario, costretto a fare un corso antincendio per avere il timbro. O ancora di quel ristoratore che dopo aver ricevuto le autorizzazioni dall’Asur per aprire l’attività si è beccato una multa di 2.000 euro dalla stessa Asur per non avere realizzato un bagno per l’unico dipendente in un edificio storico dove non era possibile spostare neppure un mattone».

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