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Salva Italia: Urgente Riforma

Con il decreto “Salva Italia” del 2011 (convertito nella legge 214/2011) è stata introdotta, dall’inizio del 2012 la piena liberalizzazione degli d’apertura dei negozi in tutta Italia, eliminando, quindi, la possibilità da parte di Regioni e Comuni di regolamentare orari e aperture festive e domenicali.
Presupposto di questa norma (che esiste solo in Italia) era l’aumento dell’occupazione, l’aumento dei consumi ed una maggiore concorrenza. La realtà, triste, è ben altra.
I consumi non sono aumentati (anzi la flessione dei consumi è stata tale che grandi gruppi – come è il caso di Auchan – a causa delle difficoltà dei loro punti vendita in Italia, hanno dimezzato l’utile nel 2017); l’occupazione non è cresciuta. Anzi – come concordano le Organizzazioni sindacali dei lavoratori – sono aumentati i carichi di lavoro per chi ha già un lavoro. E’ aumentata la flessibilità e la precarietà.
Unico risultato certo del “Salva Italia” (che in realtà è solo un grande favore alla grande distribuzione ed ai potenti di turno) è la chiusura di migliaia di piccoli negozi, la desertificazione dei centri storici, le difficoltà dei negozi di quartiere, la spoliazione dei piccoli centri e dei borghi.
Altro che “Salva Italia”: questo è il “distruggi Italia” (un po’ come lo “Sblocca Italia” che favorisce l’ulteriore distruzione ambientale).
Tra l’altro mentre Confcommercio ha da anni rinnovato il Contratto nazionale di lavoro del commercio, le aziende della grande distribuzione continuano ad applicare il contratto stipulato nel 2011 e scaduto da oltre 6 anni.
Pertanto i lavoratori della grande distribuzione hanno livelli salariali incompatibili con la realtà e le aziende della grande distribuzione realizzano di fatto una operazione di dumping salariale rispetto alle altre imprese che hanno rinnovato il contratto.
E’ una vergogna: siamo nel FarWest, altro che “Salva Italia”.
Ipermercati e grande distribuzione sempre aperti (anche nelle festività) e contratti di lavoro arcaici.
Il nuovo Governo – quando ci sarà – deve subito mettere mano alla abrogazione delle norme del “Salva Italia” ridando le competenze e la possibilità di programmazione alle Regioni o approvando – subito – la proposta di legge – già approvata dalla Camera e che giace al Senato – che prevede obblighi alla chiusura dei negozi restituendo potere di intervento a Regioni e Comuni.
E il Ministero del lavoro dovrà intervenire per far cessare questo grave fenomeno di dumping salariale e contributivo.
Solo così salveremo l’Italia, le imprese e l’occupazione.

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