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"Solo i servizi creano nuovi i posti di lavoro"

Varotti e Serra: "Il governo mostri più attenzione"

Turismo e occupazione. E’ questo il fronte unico su cui combatte la Confcommercio Pesaro e Urbino sperando che non si trasformi nella linea del Piave dove le nostre imprese turistiche sono destinate a perire. Per questo, mentre navigano da soli controcorrente, gli imprenditori chiedono a gran voce che le istituzioni soffino vento in poppa. «La nostra Associazione, Federalberghi insieme alle Organizzazioni Sindacali – sottolinea il presidente Angelo Serra - , hanno sottoscritto un avviso comune per richiedere al Governo di destinare maggiore attenzione e risorse alle realtà stagionali del turismo. Le imprese stagionali rappresentano una realtà importante per il turismo italiano e particolarmente per le Regioni a prevalente movimento balneare». Le richieste riguardano la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro stagionale, con l’aumento della percentuale di deduzione dalla base imponibile IRAP del costo del lavoro relativo ai contratti di lavoro stagionali e la revisione della nuova Assicurazione sociale per l’impiego (NASPI) «che nella sua attuale formulazione comporta una drastica riduzione della copertura assicurativa per i lavoratori stagionali». Per Serra queste sono «richieste concrete che possono garantire maggiore competitività al nostro turismo, aumentando la capacità di creare occupazione, salvaguardando, nel contempo, la professionalità e il lavoro degli addetti stagionali» per cui «confidiamo nell’approvazione da parte del Governo se, al di là delle chiacchiere, si crede veramente nel turismo». «E’ vero, ci vuole un po’ di ottimismo in più – aggiunge il direttore provinciale Amerigo Varotti -. Ma è altrettanto vero la situazione economica ancora non ci consente di essere entusiasti. Non siamo gufi ma non vediamo ancora la luce dopo il tunnel infinito di queste crisi. Anche i dati pubblicati recentemente della CGIL ci dicono che la situazione economica ed occupazionale nella nostra Provincia è gravissima. Avevamo un tasso di disoccupazione del 4,8% nel 2008 arrivato all’11,6% nel 2015 (12,3% femminile). «In questi anni – sottolinea Varotti – sono cresciute le imprese del turismo ed il commercio ha determinato un + 10% di occupati (ora sono 30.254). Le iniziative governative più lodevoli non sono sufficienti a garantire la ripresa. Il Jobs Act ha creato altra precarietà (vedi l’abuso dei voucher). L’occupazione la si crea solo riducendo il carico fiscale per le imprese ed i cittadini, incominciando con l’IRPEF: invece di “regole” una tantum (quanti incapienti dovranno, poi, rimborsare gli 80 euro?) è necessario un progetto serio di riduzione degli sprechi nella spesa pubblica ed una riduzione dell’IRPEF». Per Varotti bisogna percorrere coraggiosamente la strada «senza ascoltare minimamente i soliti “poteri forti” o presunti tali che, come Boccia Presidente di Confindustria, ha chiesto di aumentare l’IVA. Una mossa incomprensibile che farebbe solo ridurre ulteriormente i consumi interni da cui dipende oltre il 75% del PIL e la produzione delle nostre Aziende manifatturiere».

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